Storia di Ragoli

I primi abitanti delle Giudicarie salirono dalla pianura padana, seguendo l'agevole percorso della Valle del Chiese. Essi trovarono un territorio inabitato, ben protetto dai venti e quindi caratterizzato da un clima particolarmente mite, ricco di acqua, terre fertili, di pascoli, di boschi e di selvaggina. Qui si insediarono, probabilmente nel periodo neolitico, intorno al III millennio a.C. Stazioni preistoriche e neolitiche sono venute alla luce a Fiavè, Vigo Lomaso, Stenico, Storo, insieme con indizi che segnalano la premessa dell'uomo paleolitico nelle numerose grotte della Valle.

Anche i romani vennero da Brescia: dagli Acta Triumphalia dell'anno 117 a.C. risulta una spedizione vittoriosa del console Quinto Mario contro gli Steni. La romanizzazione si completa rapidamente: gli abitanti delle valli del Garda, del Chiese e del Sarca vengono aggregati alla tribù Fabia, dipendente da Brescia, nell'ambito amministrativo della Decima Regio e le popolazioni locali, che avevano ottenuto la cittadinanza romana da Claudio nel 46-47 d.C., sono distribuite in "vici" (villaggi) caratterizzati da notevole autonomia e dall'uso comunitario, indiviso del suolo agricolo, dei pascoli e dei boschi. Reperti romani, per lo più monete, si sono trovate a Madonna di Campiglio, Pinzolo, Tione, Bolbeno, Storo, Stenico, Bleggio, Pieve di Bono, Terme di Comano, Premione sul Tenno.

La cristianizzazione della Val Rendena, aggregata al Municipio di Brescia, certamente inizia nel III secolo (ai martiri di quel periodo, Faustino e Giovita, patroni di Brescia, sono dedicate due chiese giudicariesi, la parrocchiale di Cavrasto - Bleggio e quella cimiteriale di Ragoli) e si conclude nel 405 d.C. con la lapidazione, a Spiazzo, di S. Vigilio, terzo vescovo di Trento, instancabile evangelizzatore. Con S. Vigilio si conclude, nella nostra zona, il periodo romano. Le vecchie istituzioni hanno ormai perduto significato: potere e rappresentanza passano dal pretore al vescovo e la Chiesa raccoglie l'eredità dell'Impero.

I vescovi, di educazione o di estrazione romana, trasferiscono nell'ordinamento del loro territorio lo stesso ordinamento dell'Impero (articolato in diocesi, curie e pievi) e ne mantengono la lingua. Le Comunità locali (vicinie, formate dagli abitanti dei vici cioè dai vicini) continuano a mantenere l'antica tradizione di uso collettivo del territorio indiviso e conservano una notevole autonomia.
Per un lungo periodo mancano notizie sulle vicende della zona, che viene ampiamente ricordata, invece, in un documento del 927, con il quale il Vescovo di Verona, Notecherio, lascia a quella Chiesa le sue "decanie" di Bolbeno, Bondo, Breguzzo, situate in "Judicaria Summa Laganense". È il territorio posto sulla sommità e a nord del lago di Garda, che allora includeva anche il Basso Sarca, la Val di Ledro e il Tignale e con le altre "Judicarie" faceva parte di un sistema difensivo messo in atto nel basso impero e mantenuto dai Longobardi durante il tempo del loro dominio (568 - 774).
I territori di questo nome dipendevano direttamente dal re e per esso da un giudice con poteri autonomi rispetto ai duchi e ai conti. "Giudicarie", dunque, vuol dire terra governata da giudici.

La storia delle valli Giudicarie, e quindi anche quella della comunità di Ragoli, è poi strettamente legata a quella del Principato di Trento che durò, con più o meno fortuna dal 1027 al 1803. Di questo lungo periodo restano sul territorio segni tuttora leggibili e di grande interesse e suggestione, come le chiese pievane. Infatti, nel 1349, le Giudicarie si ridussero nell'ambito attuale, suddiviso, ecclesiasticamente e amministrativamente, in "Sette Pievi" ; la Pieve di Rendena, con Chiesa pievana di San Vigilio a Spiazzo, la Pieve di Tione (di cui facevano parte le vicinie di Favrio, Vigo e Bolzana), con sede pievana di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista a Tione, la Pieve di Bono, con Chiesa pievana di Santa Giustina a Creto, la Pieve di Condino, con Chiesa pievana di Santa Maria Assunta a Condino, la Pieve di Banale, con Chiesa pievana di Santa Maria Assunta a Tavodo, la Pieve di Lomaso, con Chiesa pievana di San Lorenzo a Vigo Lomaso, ed infine la Pieve di Bleggio, con Chiesa pievana a Santa Croce.
Fra i privilegi più importanti si ricordano quelli di Egnone (1255), di Giorgio I (1407), di Giorgio II (1451) e di Bernardo Clesio (1525). Nel 1290 inoltre il conte Mainardo II del Tirolo, che aveva combattuto e sconfitto il principe vescovo di Trento, stabilì con propri statuti divieti ed imposizioni alle comunità locali ed ai singoli cittadini.

Questa situazione di stabile compromesso tra autorità e sudditi fu troncata bruscamente dall'avvento di Napoleone, che arrivò nelle Giudicarie durante la campagna d'Italia del 1796. Nell'agosto le avanguardie del suo esercito occuparono la piana di Storo, di Tione e Stenico, pronte a marciare su Trento, che occuparono nei primi giorni di settembre, insieme con quelle provenienti da Rovereto.
L'effetto politico di gran lunga più importante della sua venuta fu l'abolizione del principato vescovile di Trento, decretata di fatto nel novembre del 1796, quando l'Austria, durante una delle sue occupazioni temporanee della città, fra una ritirata e l'altra, avocò a se il governo del Trentino, in forza dei diritti del principato detenuti dagli Asburgo, quali conti del Tirolo.
La soppressione formale del Vescovato avvenne a Parigi, il 26 dicembre 1802 e fu perfezionata a Ratisbona nel 1803: Napoleone assegnava gli ex principati vescovili di Trento e di Bressanone agli Asburgo, per compensarli della perdita dell'Artenau. Successivamente, dopo la definitiva sconfitta di Napoleone, il trattato di Vienna del 1815 confermò la cessione del Trentino all'Austria, che lo incorporò subito nella contea principesca del Tirolo. Del vetusto principato vescovile di Trento, entità politica indipendente, si perse ben presto il ricordo.
Con la sua abolizione fu abolita anche la gestione autonoma delle comunità. L'Austria istituì su di esse il nuovo "Comune", ente di diritto pubblico regolato dalla legislazione dello Stato. Vennero aboliti anche gli statuti e la Pubblica Regola: quest'ultima fu sostituita dalla "Rappresentanza Comunale", sottoposta al Governo di Vienna.

Per cent'anni dal 1815 al 1918, le Giudicarie, e quindi anche la comunità di Ragoli, seguirono le vicende dell'impero austro-ungarico, e dal 1918 quelle d'Italia, che nel periodo fascista restrinse ulteriormente le libertà locali, abolendo i consigli comunali, sostituiti dai podestà. Il resto è storia recente.

In questo quadro si collocano dunque le vicende della Comunità di Ragoli, insediate nei centri limitrofi di Vigo, Favrio e Bolzana ed in quelli, più distaccati, di Coltura e Pez, Cerana e Irone.

(da Introduzione al Piano regolatore generale PRG 2000. Recupero delle memorie della comunità di Ragoli: analisi degli insediamenti storici e degli edifici, a cura di Marcello Vittorini).

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