Chiesa Parrocchia
Nel corso del 1700 venne presa la decisione da parte degli abitanti delle varie ville di Ragoli di erigere una nuova chiesa, più vicina al paese e più accessibile rispetto a quella dei SS.Faustino e Giovita, l’attuale chiesetta cimiteriale. Il primo documento (redatto dal Notaio Floriani) che riguarda le riunioni in merito a questa decisione risale infatti al 1764 e conserva il ricordo di una riunione tenutasi nella villa di Coltura, i primi a volere questa nuova costruzione perché la chiesa del cimitero era troppo inaccessibile per loro. Negli anni successivi anche gli abitanti delle altre ville arrivarono ad un accordo, e così, presa la decisione di costruire una nuova chiesa, venne presentata domanda all’autorità ecclesiastica di Trento con una lettera in cui si diceva che la chiesetta dei SS.Faustino e Giovita era casa di Dio deserta…solitaria e nella quale Dio se ne sta…per tutto il dì a porte chiuse senza adoratori…, e che, a causa della distanza dalle ville, quando sono accaduti accidenti... non pochi morirono senza Sacramenti, e anche che la chiesa stessa spesso è in pericolo d'esser rovinata sotto dei sassi, che cadono dal monte sotto il quale è immediatamente situata.
La richiesta fu accolta e da Trento venne concesso il permesso di costruire la nuova chiesa e, in favore della nuova fabbrica, la possibilità di distruzione di parti della vecchia chiesa cimiteriale ed il trasporto delle sacre suppellettili e degli altari, e, ancora, il permesso di lavorare nei giorni festivi.
Altro documento molto importante venne approvato il 30 gennaio 1766 dalla pubblica Regola riunita presso il Campanile di Vigo per stabilire i modi in cui tutti gli abitanti di Ragoli dovevano contribuire all'erezione della nuova Chiesa per evitare confusioni che potessero insorgere col passare degli anni. Per quanto steso in forma apparentemente semplice, il documento è molto preciso nella definizione delle responsabilità e dei ruoli; si coglie, come elemento significativo, il contributo dato dalla gente, nelle forme più diverse e in base alle possibilità, alla fabbrica di quello che, allora come oggi, è un bene comune di tutta la collettività: viene stabilito l'obbligo che ogni fuoco e fogheto delle cinque ville (Favrio, Vigo, Bolzana, Coltura e Pez) è tenuto a prestare opere manuali e vengono ad esempio fissate delle multe per chi non presta l'opera manuale oppure l'opera da bovi (rispettivamente 3 e 8 troni), per chi non fornisce il fieno oppure non compie opere necessarie come la restaurazione di strade conducenti al nuovo tempio.
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